domenica, 06 luglio 2008

Sposto mobili, ritrovo i miei vecchi cd, un poster, un paio di foto finite in mezzo a libri ormai dimenticati. Ascolto la musica che mi ha accompagnato durante unastrana adolescenza, a tratti felice, a tratti terribile. Max Gazzè, e l’album dove c’è "il timido ubriaco", la colonna sonora dello spettacolo più bello, l’ultimo forse, che abbiamo fatto tutti insieme. Ero felice, innamorata, ero la protagonista di una commedia sciocca ma piena di tutte le nostre speranze. Vorrei essere di nuovo su quel palco, in mezzo ad amici ormai sparsi in mezza Italia. Vorrei rivivere anche per una sola volta ancora quella sensazione, quel brivido, quella fitta al cuore dei pochi secondi prima di andare in scena. Senza copione, senza paura, mille dubbi, mille speranze. Poi si accendevano le luci. Un mondo fittizio, ma poi neppure tanto, si spalancava agli occhi curiosi del pubblico, e si spalancava a noi.
Sensazioni forti attaccate alla pelle, il profumo delle candele, la brezza estiva sui palchi all’aperto. E di nuovo la musica, e di nuovo noi. Noi che tornavamo dietro le quinte, ansiosi di ricevere gli sguardi di approvazione degli altri, ansiosi di essere abbracciati, stanchi, ma felici. L’adrenalina, il sangue caldo che senti scorrere nelle  vene, la paura di sbagliare, e di mandare a monte il lavoro di tutti. Le lunghe cene, il vino, le risate dopo lo spettacolo. La gente, i colori, sentirsi protagonista e parte fondamentale di qualcosa che è stato creato insieme. Avere la consapevolezza di essere un mattoncino che seppur piccolo tiene in piedi tutta la struttura. Struttura che è cresciuta sotto i nostri occhi. Traballante, talvolta troppo debole, talvolta troppo forte. I litigi, i ritardi, gli esercizi, le lunghe serate estive a tentare di stare immobili nel silenzio dei nostri pensieri. Non un sospiro, non una distrazione, non un fremito doveva uscire dai nostri corpi fissi nella posa plastica stabilita. Intensi pomeriggi passati a capire noi stessi, a controllare i movimenti, a far entrare un rumore dentro di noi, elaborarlo, ucciderlo, rianimarlo, e farlo uscire di nuovo, ma più vitale che mai. Sdraiati a terra, occhi chiusi, rilassati, seguire una voce che ci guidava verso luoghi sconosciuti, che nascevano dalle parole mischiate alla fantasia di noi che di fantasia ne avevamo da vendere. E poi di nuovo le risate, scrosci sonori che turbavano la quiete degli esercizi, ma che svegliavano gli animi dalla pigrizia dell’afa estiva, o del freddo invernale.

Sul mio viso è rimasto impresso lo sguardo che avevo in quei giorni. È così che ho imparato ad amare il mondo, a sentirlo con ogni fibra del mio corpo.

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sabato, 07 giugno 2008
arriva una mail GIGANTESCA con 400 allegati in un inglese ufficiale di MERDA e la sottoscritta deve rispedirli possibilmente faxati il prima possibile perchè per la tipa dell'ufficio è già tardi e quindi rischio di non avere più una stanza nel campus perchè forse per l'anno accademico successivo è già pieno e se non trovo casa devo arrangiarmi DA SOLA fuori dal campus e poi non sia mai che non arrivo il 19 agosto perchè quel giorno la DELEGAZIONE dell'università ci verrà a prendere ma ATTENZIONE perchè se arrivo al pullman (ma poi dove cazzo sarà sto pullman) più tardi delle 6pm il pullman parte e sono tutti cazzi miei che poi MI DICONO attenzione di nuovo se devi essere al pullman alle sei non devi arrivare in quel di NY più tardi delle 4 perchè ti serviranno due ore per sbrigare le pratiche per l' IMMIGRAZIONE.
IMMIGRAZIONE???? non è che mi lasciano pure in quarantena alle Ellis Island??? che poi già mi scrivono di preparare 40 fottuti dollari alla mano perchè NON SIA MAI che l'autobus per il campus sia gratis.

pausa respiro

che poi accidenti a me che non so un cazzo di inglese che poi pensavo che i moduli in inglese fossero MOOOOOLTO più semplici di quelli in tedesco e chissà perchè mi credevo che gli americani fossero MOOOOOOLTO meno scassaminchia dei miei amici crucchi invece mi ritrovo moduli su moduli in cui mi chiedono TUTTO anche cose di me che non sapevo che avessi dovuto sapere e io adesso che MINKIA ci scrivo su sti fogli foglietti crocette firme ecc ecc ecc???

pausa respiro

che poi perchè il passaporto con la foto più brutta del mondo che anche l'addetta si è spaventata e mi ha chiesto se era il passaporto del MIO FRATELLASTRO BRUTTO non arriva che questi lo vogliono che poi mi devono spedire altri documenti che poi devo andare a fare il visto e se non faccio il visto in tempo col cavolo che mi fanno parrtire che poi la foto è così brutta che ci scommetto tutto che al suddetto ufficio immigrazione non mi lasciano uscire e mi rinchiudono con i trafficanti di droga??

pausa respiro

IO NON CE LA POSSO FARE
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lunedì, 02 giugno 2008
Ho voglia di sole e di birra fresca, ho voglia di ballare e di divertirmi, ho voglia di amici.
Ho voglia di foto, foto nuove e foto vecchie, da appendere, da staccare, da rigirare tra le mie mani, da sfoggiare come ricordi di un tempo passato.
Ho voglia di Erasmus, ho voglia di Easy Jet.
Ho voglia di vento tra i capelli, di feste del vino, di treni in partenza.
Ho voglia di musica e di sigarette. Ho voglia di lunghe telefonate con amici lontani, ore passate a chiacchierare un casino.
Ho voglia di mare e di verde, di salsedine e di lunghi pomeriggi.
Ho voglia di libri e di cd, di gelato e di piada.

Ho voglia di Fusion.

...chi viene con me??
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martedì, 27 maggio 2008

indossare gli occhiali rosa, accendere il motore, inserire un cd con musica francese, partire.

passeggiare, pensando ai fatti miei, nella parte vecchia della città, di notte, quando tutti dormomo.

ascoltare il rumore del fiume, che all'imbrunire, sembra suggerirmi la giusta via da seguire.

pensare che chi è lontano in fondo non è così lontano.

capire che chi è vicino alla fine non è così vicino.

sognare ad occhi aperti, avere la musica in testa anche quando tutto tace.

avere voglia di sprofondare nel silenzio per ascoltare solo la mia voce.

stare seduta con la mia amica di sempre, mangiare il suo gelato, e  sapere che non è necessario raccontare e spiegare, tanto lei già sa.

ammiccare.

tornare in fretta dal lavoro, e aspettare una telefonata. che arriva.

svegliarsi la mattina, e sentire l'odore del caffè.

dormire con un libro in mano.

 sapere che andrò lontano.

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giovedì, 15 maggio 2008
Grazie a tutta la mia buona volontà e al mio spirito di fare, e soprattutto alla continua ricerca di una fuga da questa città con pochi amici (ma ottimi) e senza aria, grazie al mio modo libertino di vedere il mondo, che la mia amica polacca ha soprannominato Margherita's philosofie of life. (mischiando italiano tedesco e inglese, e forse anche un pò di polacco), insomma grazie a tutte ste stronzate ora tutti sono orgogliosi di me (tranne mia madre, per la quale senza un robusto matrimonio sui coglioni una donna non può concludere nulla nella vita), tutti sono orgogliosi di me, oppure se ne fottono  e me lo dicono tanto per dire.

Seduta sullo strapiombo della mia esistenza, devo decidere solo in che modo  lanciarmi.

Ho vinto ENTRAMBI i concorsi a cui sognavo di partecipare da tempo.
Sono una donna fatta e cresciuta, con la prospettiva di un futuro davanti agli occhi.
Sono maliziosamente orgogliosa di me stessa, anche se non lo ammetterò mai con NESSUNO.
Sono grande, cazzo. Posso decidere se lavorare nel paese dei miei sogni, nel luogo in cui ho giurato di passare il resto della mia vita, nel luogo che chiamo casa forse più casa mia, oppure mollare tutti gli obiettivi che mi ero posta nell'ultimo anno di vita (vera) e andare oltreoceano.
Per una volta che RAGGIUNGO un obiettivo che mi ero fissata, UNA cazzo di volta che raggiungo il traguardo, che mi sento realizzata in tutto e per tutto, qualcosa di assurdo stravolge tutte le mie carte.
Chi cazzo ha barato sto giro??
E poi perchè rompo il cazzo al mondo anche quell'unica volta che mi capitano 2 cose favolose invece di due sfighe gigantesche?
Come si decidono le cose serie??
Come si fa a prendere una decisione con la sicurezza di non pentirsene?
Come si fa a sapere se vado in america solo per il gusto di dare un ennesimo calcio in culo a chi non ha mai scommesso 10 centesimi su di me, o se ci vado perchè in realtà io VOGLIO vedere come funziona la vita dall'altra parte del mondo?
Che poi a me l'inglese fa schifo.
Però l'america....insegnante all'università....... hot dog a profusione....
Però la germania, la lingua più stronza e più bella, forse berlino.....

sto male un casino
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martedì, 06 maggio 2008

Entrare dopo due (o forse tre) anni nella tua discoteca (gay) preferita di Londra e scoprire che il barman portoghese che ti voleva tanto portare a letto ma tu ERI fidanzata ti riconosce da lontano e SI RICORDA IL TUO NOME, 20 euro al mese, con Mastercard.

Bere 3 tequila, 3 birre grandi, 4 wodka e una vodka/redbull il tutto annaffiato con del sano vino rosso australiano gentilmente offerto da uno slovacco trombabilissimo e scoprire che hai il fisico e che ne portesti bere ancora un paio, 20 euro al mese, con Mastercard.

Ballare tutta la notte, fino alla mattina, scoprire che ti puoi nascondere anche dietro le tende delle discoteche di Londra, oltre che quelle di Berlino, e alle sei del mattino avere ancora voglia di baccagliare e poi di limonare un tipo FRANCESE (barman, pure lui, ma a Waterloo) conosciuto durante il viaggio in autobus verso la zona 5 di Londra, 20 euro al mese, con Mastercard.

Scoprire che nonostante tu sia in una discoteca fottutamente gay, un figo da paura OVVIAMENTE gay, ti dica che nonostante tutti i suoi problemi con il gentil sesso una nottte con te ce la passerebbe proprio, 20 euro al mese, con Mastercard.

Scoprire che se hai la giusta dose di alcool nel tuo corpo tutta la fottuta disco music si puo' trasformare in buona techno (evviva la tequila e la fantasia), 20 euro al mese, con Mastercard.

Essere sempre nel posto sbagliato con la gente giusta e vedere come va a finire, non ha prezzo, davvero.

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martedì, 06 maggio 2008

Giro per Londra con uno strano cappello. Mi e' mancata, miseria se mi e' mancata Londra. Tutto e' iniziato qui. E oggi torno e le mostro quella che sono diventata. E Londra pare orgogliosa del suo lavoro. Mi guarda maliziosa, sa che nonostante le avessi giurato amore eterno me ne sono andata. Solo ora che sono qui, e la osservo di nuovo, sola in mezzo alla confusione, silenziosa in mezzo a tanto rumore, solo ora mi accorgo che le devo piu' di quello che pensavo. Non ho dimenticato un solo istante vissuto tra le sue strade illuminate, tra la sua gente, tra tutta questa umidita', che mi arriccia i capelli e mi fa pensare di essere ancora una bambina. Eppure sono grande, e se sei grande e se sei a Londra le opportunita' che ti trovi di fronte ti spaventano. Io non sono piu' spaventata. Non ho trovato un equilibrio perche' e' di quello che ho veramente paura. E Londra pare offrirmi quel certo grado di instabilita' che mi fa sentire viva, che mi eccita, che mi incuriosisce. Ancora una volta non voglio prendere quel maledetto aereo. Al solito. Dicesi recidiva.

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sabato, 03 maggio 2008

ero a bere birra con i miei amici

ero a guardare il tramonto da warschauerstr

ero sulla metro e osservavo  la gente

ero con una amica innamorata di nuovo

ero malinconica

ero ad alex, aspettando chi alla fine non ha preso quel volo

ero a goerlizer park a parlare di un improbabile futuro con un  grande spagnolo

ero in strada e assaggiavo cibo arabo con una polacca e una napoletana

ero di fronte ad una domanda, ma non cercavo la risposta

ero a ballare la techno e a giocare col ghiaccio

ero sbronza, ma di voglia di vivere

ero in giro aspettando un sms che e' arrivato troppo tardi

ero affascinata, innamorata

ero al caldo e al freddo, e non sono mai stati cosi' intensi

ero semplicemente io, io che ero tornata da dove non me ne ero mai andata.

e' stato bello tornare, anche se per poco.

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martedì, 15 aprile 2008
tornata.
laureata.
a casa con la connessione lenta.
miseria quante cose sono cambiate, e quante sono rimaste le stesse.
cammino sul ciglio del burrone.
24 anni e nulla in mano.
precaria della vita, assunta a tempo indeterminato nella fabbrica di cioccolato di willy wonka.

"e tu che con gli occhi, di un altro colore, mi dici le stesse parole d'amore..."

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giovedì, 13 marzo 2008
Tesi rilegata in mano.
Carta di riso beige con scritta rosso scuro.

Marius von Mayenburg
Feuergesicht
Nella Berlino dei teatri, un teatro senza eroi, e una storia facilmente infiammabile


Documenti in mano.
Vincitrice, assegnataria borsa di studio per un anno alla SUNY University di New Paltz, NY.

Venerdì  arriva Giulia.
Venerdì torna Davide.
Lunedì festa grossa, ma grossa davvero.



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