domenica, 25 gennaio 2009
...
...succede che poi tutto quello che penso non riesco a scriverlo, lo perdo, i pensieri arrivano, mi fanno sorridere o piangere per un secondo, poi se ne vanno. E quando voglio fermarli per poterli ritrovare, si dissolvono.
Sempre lo stesso discorso, per cui mai troverò una conclusione. Fermare l'attimo significherebbe davvero perderlo per sempre? Eppure le foto lo fermano, allora perchè quelle frasi sospese tra me e me mentre ascolto una canzone, o mi fermo, di notte, a guardare il lago ghiacciato, perchè quelle non rimangono? E poi, come collegarle ad un discorso, quando quelle si voltano dall'altra parte appena cerchi di identificare la loro provenienza?
E poi, sono davvero frasi, o sono più sensazioni, che proprio per la loro essenza sono impossibili da imprimere nella memoria?
Come descrivere poi quei brividi sottopelle che sono già svaniti nel momento in cui ti accorgi di averli?
Nascono dalla parola di una canzone, da una nota che vibra più delle altre,  la mente viaggia, si perde, e non ritrova il sentiero. O forse fa solo finta di non ritrovarlo. Ma io non ho la chiave che apre la porta dei miei pensieri, li osservo da una finestra appannata, li confondo, svaniscono anch'essi con la stessa facilità con cui sono arrivati.
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mercoledì, 17 dicembre 2008

Si compra il biglietto di sabato notte perché noi il sabato notte di uscire non ci va perchè il ven, il gio, il merc e il mart precedenti sono stati pesantucci.

Destinazione OHIO.

Ora, non che l’OHIO sia una tipica meta turistica, non perché il biglietto aereo sia stato particolarmente economico, non perché ho dei parenti in OHIO, per nulla di tutto questo si è deciso di andare in OHIO.

Si è deciso di andare A CAZZO.

O almeno, questa è stata la mia motivazione.

In realtà tre giorni prima avevo conosciuto dei ragazzi che andavano in OHIO,  anche loro guidati dallo spirito della vacanza a tutti i costi, pure se a Vercelli.  Conoscono un ragazzo che li ospita, mi dicono, dovrebbe esserci posto pure per me, dicono. E di posto, in OHIO ce n’è per tutti, si sa.

In effetti l’allegra brigata finisce in una villa a tre piani comodamente situata dentro un campo da golf. FANNO LE CASE DENTRO I CAMPI DA GOLF? In OHIO sì. Tzè! Perché come ho già detto, c’è posto, in OHIO. Noi arriviamo stile profughi venuti in cerca di accoglienza, senza aver dormito la notte prima, occhiaie a profusione e fiatella da ammazzare. TUTTA la famiglia del nostro amico (mai visto prima dalla sottoscritta ovviamente, neppure in FOTO) si presenta al nostro arrivo, nella casa nel campo da golf. Casa bianca, moquettosa e vetrosa, cibo a volontà, è tutto nostro, ci dicono. Ragazzi fate pure tutto quello che volete. Scegliete pure da quale dei TRE megaschermi guardare la partita di baseball o giocare alla wii, scegliete pure il PC che più vi aggrada tra i 4 che abbiamo nella sala computer,  se vi va al piano di sotto c’è il tavolo da biliardo o il tavolo per giocare a air-hockey.

AIR-HOCKEY?

Avete due stanze tutte per voi con bagno personale,  non fate complimenti per nulla, se avete fame c’è una stanza con 2 frigo e un congelatore (per il gelato). Ma comunque anche quel mostro in cucina che sembra l’armadio della camera matrimoniale di vostra nonna (quello adatto a contenere tutto il corredo) è pieno di cibo… e attenti, la leva argento è per il ghiaccio, e quella accanto è per l’acqua fresca, così non vi affaticate ad aprire lo sportello del frigo.

AH, bhè, non vorrei mai affaticarmi, in fondo sono in vacanza.

 

Il mio nuovo GRANDE amico ci porta in giro con una MUSTANG nera targata FREEDM, e ci fa conoscere lo zio che ci porta in giro con una DODGE rossa che mi ricorda un casino stursky & hutch. E ovviamente ci offre del cibo. E conosciamo la nonna di BUFFALO. Ho un’amica a BUFFALO ragazzi, se non avete idee per ferragosto.

Ad una improbabile festa o PRE-GAME come lo chiamano negli states, (momento della serata che consiste essenzialmente nello sbronzarsi a sangue prima di uscire nei locali) conosco un grande amico di famiglia di SILVIO BERLUSCONI. Io, in OHIO, conosco un grande (come ci tiene a precisare lui) amico di famiglia di SILVIO BERLUSCONI. Il tal Aaron che parla italiano perché è andato a scuola con la FIGLIA dell’illustre uomo due volte citato sopra, è l’uomo più strafatto della terra, completamente assoggettato alle droghe leggere e pesanti, ricco sfondo e ovviamente mezzo imprenditore, mezzo studente, mezzo nullafacente. Mi presenta tutto il suo seguito, tutta gente simpaticissima e divertentissima ma nullafacente e ricchissima come lui. Il più ricco di tutti guadagna qualcosa come 3000 dollari al mese per giocare coi cani del canile sovvenzionato dal paparino. Proprio a casa sua, scopro che esistono DROGHE per i GATTI. Tipo l’erba gatta del gatto di shrek. Roba buona, perché il gigantesco gatto arancione che gironzolava per casa nel giro di due minuti era strafatto come me quando ho litigato con la tequila. (pochi gg fa, n.d.r.)

Il padrone del gatto, pure un bel figo a dire il vero, mi mostra una foto che si rammarica di non poter mettere su face book. Dal suo fantastico iPhone vedo lui, sorridente, con una strana cosa in mano. Un pacco ben compatto di 5 kg di marijuana. Foto risalente ad  un paio di settimane prima. Chiedo di vedere il corpo del reato,  minkia! Mi guarda sorridente: “ma no!” Dice, è finita ieri. Ah bhè. Scusa, già, che ingenua, in fondo erano solo cinque kg. Poi mi passa la sua canna, e capisco tutto. Gli americani non la mischiano col tabacco. Tutta erba. Dopo due tiri ero più strafatta del gatto.

E di quella serata ricordo solo che mi sono schiantata su un divano a vedere Beavis and Butt-head. E ricordo che un pitone di tipo tre metri si stava per mangiare un grazioso topolino bianco. E ho una foto che certifica l’accaduto. Ma nella foto ancora dormiva. Il pitone. Il topo si cagava nelle mutande ovviamente e chiedeva un po’ di erba gatta.

 

Serata successiva, festa in una villa gigantesca troppo stile americano dove ritrovo tutta l’allegra brigata della festa precedente. E una bionda da paura con le tette al vento che si diletta a svaligiare la dispensa dei genitori del proprietario (ovviamente in vacanza) per fare “pozioni da sbronza”. Pozioni decisamente funzionanti, direi. La casa, un sogno, era ridotta a poco più che un porcile. Bottiglie ovunque, birra sparsa su tappeti persiani (credo costosissimi) gente che sbocca sui divani di pelle.  Io imparo a giocare a freccette. Aaron,  mi proclama sua amica e mi dice che posso chiedergli tutto quello che voglio. Io ovviamente non mi ricordo che è un amico del berlusca e gli chiedo di rapire il ns presidente e di nutrirlo ad erba gatta, che ne hanno tanta. Ricordo il momento di pausa. Poi realizzo, e scappo. Stremati dall’alcool decidiamo di andare a casa ma delle simpatiche pattuglie di polizia americana e quindi CATTIVA ci impediscono di salire in macchina, dato che solo col fiato scioglievamo il ghiaccio della strada. Si dorme nel villone, tanto ci sono stanze per tutti. Finisco con uno dei miei compagni di viaggio in una strana stanza, ma non capisco un cazzo e mi addormento con gli stivali addosso. Perché fa bene dormire con le scarpe. Al risveglio capisco che ho dormito nella stanza del padrone di casa, e sbatto la testa in una bacheca con almeno 100 palle da baseball tutte autografate. Realizzo pure che ho dormito avvolta in una coperta con delle donne mezze nude stampate, e che il bagno personale del ragazzone a cui ho usurpato il letto è un mausoleo del baseball. IL BAGNO!! Ma ormai non mi stupisco più di nulla, neppure quando capisco che quella cosa dura che mi dava fastidio nel sonno (e a cui davo calci) era un portatile.

 

Poi c’è stato OVVIAMENTE  il pranzo del thanksgiving, un tripudio di cibo… posso citare le patate dolci al forno ricoperte di marshmallow, le innumerevoli cheesecakes, e trionfante su tutto IL TACCHINO cotto per ben 5 ore al forno. INTERO. Poi il classico tradizionale taglio del tacchino da parte del padre di famiglia, il discorso prima di pranzo, le doppie portate ecc ecc.

Ricordo uno strano personaggio con cui ho speso buona parte del thanksgiving day.   Un  simpatico cinquantenne che indossava un cappello di pelo leopardato e si era fatto la tinta rossa perché ne era avanzata un po’ da quella della madre, e non so perché siamo finiti a parlare per ore di quanto è figo Disney World e di che bel culo ha Orlando Bloom.

 

E per integrarsi perfettamente e completamente alla pazzia americana dilagante, siamo andati a fare shopping il black Friday.

Il black Friday è il ven nero dopo il tanksgiving, coi negozi che fanno sconti fino all’80% e aprono alle 4 DEL MATTINO. Io sono andata alle 4 DEL MATTINO, perché non sia mai che me  lo perdo, e ho visto file kilometriche davanti ai negozi con gente in pigiama con almeno 5 gradi sotto zero che comodamente, tè alla mano, aspettava il massacro dello shopping del BLACK FRIDAY. ED ERANO FELICI!!!!

Io li ho fotografati come si fotografa il Colosseo, e li osservavo con la stessa faccia sbigottita e allucinata dei cinesi che fotografano il Colosseo.

 

Per il resto il tempo è passato tra le passeggiate a Gahanna, l’allegra cittadina cui sottotitolo è :  “OHIO’s herb capital”, le partite di Hockey a Columbus e gli  hamburger di bisonte, che nonostante la parola bisonte spaventi, sono più leggere delle altre.

Così, tanto per.

 

 

 

postato da: diSSonante alle ore 06:40 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 23 novembre 2008
Bho. Stanotte ho comprato un biglietto per l'OHIO.
Che cazzo c'è in OHIO?
Si accettano suggerimenti.
postato da: diSSonante alle ore 17:34 | Permalink | commenti (8)
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lunedì, 17 novembre 2008
La definizione:
Baccaglio serio nato da una sbronza, trasformatasi, dopo mesi di baccaglio a distanza, in una botta e via, che poi le botte sono state almeno un paio prima di decidere che era il baccaglio del momento, che poi i momenti sono stati più di un paio e quindi il baccaglio si è fatto quasi serio, che poi alla fine è diventato serio, che a noi le vie di mezzo non ci piacciono, ma...
...non potrà essere serissimo fino a quando non saremo nello stesso continente per più di due settimane...

La domanda:

ho un ragazzo?
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martedì, 11 novembre 2008
5 spagnole
2 italiane
1 greca.
 
due automobili.
700 miglia, circa (350 se non avessimo sbagliato strada mille volte)
 
Io e la grecia ai volanti.
Io al volante di una PT cruiser panna, tanto per precisare.
Senza marce, solo gas, per carità non cercare la frizione se no va a finire che schiacci di colpo il freno e poi è un casino.
Abbiamo affittato pure il navigatore, che con le mappe io non ci ho mai capito un cazzo.
Io guido, il navigatore parla italiano ma scrive in inglese, e non ci prende MAI.
Le spagnole traducevano in spagnolo, non si sa mai.
La grecia, dal canto suo, mi seguiva con la sua auto in ogni mio movimento, anche lei aiutata da altrettante traduzioni in spagnolo. Mi seguiva negli svincoli presi all'ultimo minuto, mi seguiva quando nell'autrostrada a 400 corsie il navigatore mi diceva di uscire a dx dopo 500 metri e io ero almeno 30 corsie tutte a sx. Mi seguiva sotto la pioggia philadelphiana, e mi ha seguito anche nel peggio divieto che io abbia mai beccato in tutta la mia vita: A PHILADELPHIA, appunto. Ma tecnicamente non è colpa mia. Mi ci ha mandato il navigatore. Mi ha detto di girare a sx dopo il semaforo, e io ho seguito il suo consiglio, ignorando il fatto che la strada che stavo imboccando era una fantastica 3 CORSIE in direzione OPPOSTA dalla mia. Seguita dalla fedele grecia ho rischiato la pelle di mezza europa.
CI siamo rese subito conto del problemuccio, perchè ovviamente siamo ragazze sveglie e con una manovra che pensavo fosse possibile solo in film come Fast & Furious, mi sono ficcata in un cantuccio. La grecia, non so bene ancora come, MI HA SEGUITO
 
L'unico ostello con posti liberi era a 20 min da Philly, apparentemente sperduto in aperta campagna, ma non  non ce siamo preoccupate troppo, avendo le macchine e IL NAVIGATORE SATELLITARE. Il navigatore satellitare ci ha infatti portato con diligenza fuori da Philadelphia, ma poi ha deciso di abbandonarci a  noi stesse. In strade senza neppure i lampioni.
Sempre tornando ai film, era un pò come quando in 2001 odissea nello spazio il computer cerca di uccidere gli astronauti.  Ci diceva girate a dx, ma a destra non c'erano strade. E poi aveva pure il coraggio di incazzarsi se non lo seguivo. Poi ci ha mandato sotto un ponte allagato, ha tentato altri due o tre bei divieti, e ha minacciato di esplodere. Oltre a decidere di perdere la linea nel bel mezzo di un incrocio grande quanto Fossombrone.
Ostello cmq trovato, uno di quei posti sperduti in mezzo al nulla, un pò barocco un pò shoppino, infestato dalle cimici però, perchè non sia mai che una cosa vada dritta.
Il secondo giorno una delle due macchine accusa una seria carenza di benzina.. Ma non preoccupatevi, c'è il fedele navigatore che ha l'opzione TROVA IL DISTRIBUTORE PIU' VICINO.
Infatti, dopo mezz'ora di ricerca, macchina ferma completamente a secco in una via sperduta di Philadelphia, altra macchina che riparte da sola in cerca di una gas station e di un contenitore per trasportare la benzina. Apparentemente il navigatore scambiava le lavanderie a gettoni per benzinai. Ma non ho indagato oltre. In utile precisare, che poi la macchina andata a cercare la benzina non ritrovava la macchina ferma ad aspettarla. Ma che ve lo dico a fà.
Philadelphia è proprio come nel tristissimo film che tutti conosciamo. Malinconica.
Poi va bhè, magari la malinconia ci è venuta pure un pò per la sfiga.
Così, dopo aver mangiato nachos al formaggio e comprato cianfrusaglie nel quartiere fricchettone di Philly, dopo aver fatto le foto sotto la statua di Roky davanti al museo dove lui era solito fare esercizio, dopo esserci completamente rifiutate di imitarlo come apparentemente tutti i turisti tentavano di fare, (indipendentemente dal peso, dall'età e dalle condizioni cardiache), dopo aver incontrato un mio amico italiano,  (!!?!?!????!) ripartiamo. Ci rimettiamo nelle mani del navigatore pazzo. Il navigatore pazzo decide che la via più breve per tornare a New Paltz passa attraverso Manhattan. E noi, ovviamente , ce ne siamo accorte troppo tardi. Siamo rimaste bloccate nel traffico new yorkese per almeno un'ora, circondate da new yorkesi stressati e di fretta, un pelo nervosetti, direi. Passiamo il Washington Bridge, le luci di Manhattan, le macchine luccicanti, le frecce che idicavano il Bronx, e la pazzia di una spagnola che alla vista della scritta bronx ha bloccato tutte le portiere e si è raccomandata di non aprire agli sconosciuti. terrorizzata. Poi poco importava che fossimo in una highway a 4 corsie. Che io sappia gli scnosciuti non bussano alle porte delle highway a 4 corsie.
Passata la City, decidiamo di andare nel centro commerciale aperto 24 ore su 24, in un paese vicino New Paltz. Tanto era di strada. Certo, non avevamo preso in considerazione il navigatore schizzofrenico. Il navigatore schizzofrenico ci ha portati in una rotatoria GIGANTESCA, spersa in mezzo ai monti, e ha deciso che nessuna delle uscite faceva al caso suo. Dopo almeno 3 giri, agisco d'istinto e seguo il mio senso dell'orientamento. Io. Io che non riconosco la destra dalla sinistra, ho preso in mano la situazione.
E ho fatto un macello.
Il navigatore non ci ha detto che quella strada ci avrebbe portato un pelo fuori mano, ha semplicemente RICALCOLATO IL TRAGITTO.
In piena notte le giovani europee in giro per gli states hanno attraversato i seguenti posti:
L'Harman state park
Il Bear Mountain State Park, con relativi cartelli che ci invitavano a fare attenzione all'attraversamento mucche, scoiattoli e cervi. POco male. Ci siamo un pò preoccupate quando abbiamo visto il cartello: attenzione attraversamento orsi.
Il Bear Mountain Bridge,
Peeskill, ridente località in mezzo al nulla ma fornita di Mc Donald e Mc Drive aperto tutta la notte.
Pleasantville e Sleepy Hollow. Vada pure per Pleasantville, ma dopo aver visto il cartello che in piena notte in una strada buia e ventosa mi indicava Sleepy Hollow, ho deciso che i film mi stanno sul cazzo.
 
Bah, ai posteri l'ardua sentenza.
Domani si parte per Montreal, ma stavolta col cazzo che guido io!
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giovedì, 30 ottobre 2008
se ho la pelle secca io non spendo 20 euro in una cremina.
ne spendo 30 in una sbronza per non pensarci.

ecco dove sbaglio...
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mercoledì, 29 ottobre 2008
Circa tre o 4 settimane fa mi sono fatta un giro nella ridente Washington, DC, ma solo per tre gg, il tempo di farmi una birra con bushino, che ora è veramente sad perchè (grazie al cielo) lo stanno sfrattando.
Sarò breve, Washington è BIANCA e ALTA. Forse sono degni di nota i miei compagni di viaggio: un musicista jazz, una gran italiana che è solita ballare la raspa per times square, (no, non sono io, io casomai mi scasso un walzer o at least una mezz'ora di DJ hell) un'altra italiana con le unghie finte con tanto di brillantini appiccicati sopra, (NEMMENO QUESTA SONO IO) e una tipa americana biondissima coi capelli lunghi un metro e che di lavoro posa NUDA per i pittori del luogo.
 
Passiamo al secondo (fantastico) viaggio.
Ebbene sì, la California.
Sono partita di ven sera da New Paltz, con l'autobus delle 20:00, sono arrivata a NY, ho fatto un giro per Times Square, ho preso una metro e una navetta e alle 23:00 sono arrivata in aeroporto. SETTE MALEDETTE ORE PRIMA DEL MIO VOLO. Ho gonfiato il mio fantastico cuscino da viaggio dono di Airberlin, e ho dormito rannicchiata su una sedia, in un aeroporto VUOTO e FREDDO, con annessi tipi loschi e sospetti che si aggiravano intorno a noi poveri disperati viaggiatori.  Se lo sa mia madre sviene. Faccio scalo a Detroit, e dopo altre ore di volo arrivo nella soleggiata San Francisco, dove il mio fidato compagno di viaggi, direttamente dall'Italia, dopo circa 30 ore di viaggio e due scali, mi attendeva appoggiato alla porta di un cesso. Bah.
Dopo circa mezz'ora, sbrigate le pratiche, chiavi in mano, saliamo sulla nostra Solara cabrio.
San Francisco è fantastica, sole, mare, salite e discese, ALCATRAZ!!
Non contenti ci spingiamo fino alla meno fantastica seppur caratteristica Sacramento, di cui conoscevo solo il nome, ma mi piaceva un casino, quindi se il nome è figo, perchè la città dovrebbe fare schifo?? Ho scoperto solo dopo che in realtà a sacramento ci abita il governatore della California.... Arnold Schwarzenegger!! L'ho mancato per un pelo. Vicino Sacramento c'è anche la fantastica Davies, dove siamo stati a cena in un ristorante GRECO con un americano musicista e la sua fidanzata/amica/boh vietnamita.
Sempre seguendo la pista dei bei nomi, perchè non visitare San Jose e Santa Cruz, che si sono mostrate in tutto il loro splendore. Santa Cruz è la capitale dei Sexi Shop, se vi interessa.
Sempre se decidete di fare un giro in CA, scegliete l'ultima settimana di settembre, e controllate on line, perchè dovete essere sicuri di non perdere la Folsom street parade. L'EVENTO, oserei dire. Molto più trash di un Gay Pride, molto più divertente di un luna park, molto più di un sexi shop all'aria aperta, molto più alcolico della fabbrica della corona.
Ho visto uomini vestiti di pelle portare altri uomini vestiti di altrettanta pelle al guinzaglio, ho visto vibratori di ogni forma e genere, da Obama al Crocifisso, (che SOLO a causa del prezzo non è diventato il regalo di laurea di Altea) ho visto tette lunghe flaccide portate con orgoglio da donne orgoliose, ho visto sederi di ogni genere e ogni genere di cose infilate in quei sederi...
Un uomo NUDO e SENZA peli mi ha raccontato che in Jesus è nato in ETIOPIA e che tutto il resto è falso. Poi mi ha chiesto se volevo toccargli il pacco. Ho declinato l'invito.
Un altro tizio con un lucchetto/piercing non sto neppure a spiegare dove mi ha giurato che NON fa male. Un altro aveva winnie the pooh tatuato sulle chiappe. Poi c'era Elvis munito solo di occhiali, e gente che regalava preservativi e lubrificanti a profusione.
Inutile specificare che per integrarsi perfettamente all'ambiente una semplice tuona non basta, e noi siamo usciti dalla festa in ginocchio.
Poi c'è Sonoma valley, con le sue strade piene di camion ameriGan style e con le eleganti aziende vinicole che ti fanno assaggiare buon cibo e buon vino, che sotto il sole californiano fa ancora più effetto.
Vi lascio con il motto della 'larson family winery', gran vinaioli, di cui abbiamo conosciuto un fantastico componente in una fantastica vineria, e che racchiudono un pò il senso della NOSTRA california:
 
 WE DRINK WHAT WE CAN, AND SELL THE REST.
 
Gran bella gente davvero.
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mercoledì, 29 ottobre 2008

Dopo un training accelerato su come si insegnano le lingue straniere, mi buttano semplicemente nella prima aula libera che trovano. Dovrò insegnare Italiano primo livello, mi dicono. Principianti assoluti. Non hanno neppure una vaga idea dell’Italiano, e, come appurerò poco tempo dopo, alcuni non sanno neppure dove si trova esattamente l’Italia.

Prima lezione, martedì 26 agosto 2008.

La preparo accuratamente, ogni virgola, mi studio le parole inglesi che sicuramente mi serviranno e che io OVVIAMENTE non so.

La mattina della prima lezione mi preparo più accuratamente del giorno della mia prima comunione, ricordando le malignate che ho sempre detto alle spalle delle professoresse mal vestite e mal pettinate. (tutto mi sta tornando contro). 10  minuti prima della lezione,  dopo aver nascosto tutta la caga del mondo sotto lo scialle,(che fa tanto proff…) scendo le scale che dal mio studio portano alle aule, arrivo davanti all’aula, e LI VEDO. Eccoli, tutti i miei futuri pupilli, amabilmente svaccati nel corridoio di fronte all’aula. Ne scavalco alcuni, lasciando dei Sorry sospesi nell’aria, e con spavalderia mi accingo a raggiungere la porta dell’aula. Impugno la maniglia, e a testa alta faccio forza per aprire. La testa alta si schianta improvvisamente nel vetro, perché la porta era INCHIAVATA. Una botta degna di sangue dal naso, ma il mio sangue si era istantaneamente gelato nelle vene e in tutti i capillari.

Attimo di panico. Uno studente mi dice: “è chiusa, altrimenti saremmo già dentro. Stiamo aspettando la Professoressa”. Lo guardo, guardo gli altri che mi guardano, pronuncio l’ennesimo debole Sorry, e scappo. SCAPPO a gambe levate, fanculo, tanto non lo sanno (E NON LO SAPRANNO MAI) che sono la Prof. Cerco rifugio nell’ascensore, ma incontro una “collega” conosciuta ad un party per soli professori (hihihi) la settimana prima. Le dico il fattaccio, mi risponde che ci sono passati tutti, che durante la prima lezione è normale che qualcosa vada storto. Le faccio presente che la mia lezione non era NEPPURE INIZIATA, ma sembra non sentire più nulla, nel frattempo mi risolve il problema. Devo semplicemente tornare davanti all’aula, un tecnico sta per arrivare, ci aprirà la porta. OK ok, ci torno…. Riappaio magicamente nel corridoio, nel frattempo nulla è cambiato, qualche studente sonnecchia, loro non sono agitati, I MALEDETTI!

Decido di essere sobria, silenziosa, invisibile. Nel frattempo penso alla mia prossima mossa. Mi confondo perfettamente tra gli altri, in fondo ho pure uno zaino più grande dei loro. (avevo semplicemente deciso di portarmi dietro tutta la casa, non si sa mai). Qualcuno mi chiede se è quella l’aula di italiano, un altro mi sorride e mi dice: “bhè, se non arriva tanto meglio”. Sorrido e penso… “ ti piacerebbe, vero?? Domani ti interrogo. J

Ci aprono le porte. Tutta la mandria di giovani cervelli (pronti ad apprendere le mie nozioni) entra in classe, io attendo sorniona ed entro per ultima. Sono già quasi tutti seduti, zitta zitta attraverso l’aula e appoggio i libri sulla cattedra.

Io li guardo, loro mi guardano. Sorrido al ragazzo che sperava che la prof non arrivasse, lui sconvolto fa finta di cercare qualcosa nell’ astuccio.

Avreste dovuto vedere le loro facce. Mai scena fu più divertente. Mi presento, poi tutto scorre liscio come l’olio. Non sono caduta, non ho inciampato in nessun banco, non mi è caduto nulla e non ho sputato mentre pronunciavo la P come qualche mia vecchia prof. Almeno spero.

Parliamo un po’ del più e del meno, spiego come ci si presenta, do un po’ di compiti per casa.

Alla fine della lezione (che non finiva MAI!!!!) un po’ se ne vanno, un po’ si fermano intorno alla cattedra a chiacchierare. Gli piaccio. In fondo, come mi ha fatto notare uno di loro,  a chi non piace una prof che ha il nome di un cocktail!!??

 

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mercoledì, 29 ottobre 2008
mmm... dunque dunque.... dopo una fantastica settimana a NYC, passata tra ristoranti russi, palazzi giganteschi, hamburger grandi come la mia macchina e hot dog ripieni di formaggio, sushi, pancetta a colazione, ponti e metropolitane, birra, spiagge bianche, birre medie e wodke grandi, approdo nella soleggiata NEW PALTZ.
Prendo l'autobus da una stazione a due passi da times square, saluto il mio compagno di avventure, e parto. SOLA, stavolta.
La mia infinita sagacia stava per farmi scendere all'uscita di non so quale autostrada, solo perchè le ultime parole del mio fidato compagno di viaggio sono state: 'scendi alla prima fermata'. Mai ascoltare gli uomini che non chiedono mai indicazioni e finiscono per perdersi sempre. Ad ogni modo ho aggirato l'ostacolo e sono scesa, 20 min dopo, in terra universitaria...che di universitario, a dire il vero, aveva ben poco...
Una di quelle stazioni desolate e BIANCHE, di quelle che si vedono nei film, con  un cartellone appeso a due fili, che cigola ad ogni alito di vento. Io e io. O meglio, io e le valige. Entro a CHIEDERE INFORMAZIONI.  Sala d'aspetto (quella del mio medico è più grande, giuro) vUOTA. Poi incontro un tizio, un ragazzo, zaino in spalla e valigia con rotelle al seguito. Mi chiede se sono diretta al campus. Andiamo insieme. Parliamo del più e del meno, mentre trasciniamo la nostra vita ben impacchettata nei nostri bagagli.
Campus deserto, ma figo, mi accompagnano in camera, attraversando il laghetto che sta al centro del campus, stando ben attenti a scansare la cacca delle oche, di cui pare siamo invasi.
Vivo in una fantastica suite, con 4 americane sceme ma simpatiche, almeno non hanno ancora le tette rifatte. Divido la camera con una coreana fantastica dal nome impronunciabile, che se la ride sempre di gusto, la sua migliore amica è una caricatura vivente, e mi fa crepare dalle risate.
Il mio ufficio è al 5 piano di un palazzo abbastanza figo, l'unico problema è che gli americani non sanno regolare l'aria condizionata, quindi quando entro in ufficio IO METTO MAGLIA E FOULARD.
Per il resto frequento allo stesso tempo i piani alti, e non mi riferisco solo al mio ufficio ma ai party nelle ville dei prof universitari (che se la godono, altro che noiosi studiosi repressi) e frequento l'ambiente DECISAMENTE GOLIARDICO dei squattrinati studenti.
Oggi, anzi, ieri oramai, o fatto la mia prima lezione.
Ma questa merita una mail a parte.
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venerdì, 15 agosto 2008
A Milano mi controllano il visto e mi fanno partire, tutto ok. Nella ridente Dusseldorf, dove abbiamo fatto scalo, mi hanno chiesto un documento che NON AVEVO con me. Era il maledetto J.1, il modulo di richiesta visto che mihanno spedito da New Paltz, e con cui ho fatto poi il visto a Firenze. Il consolato situato nella culla del rinascimento mi ha assicurato che per entrare negli stati uniti avevo bisogno solo del loro cazzo di visto, quindi io per non perdere fogli e foglietti in giro ho fatto una bella cartellina e l'ho ficcata in valigia. In quel di Dusseldorf mi chiedono il maledetto J-1 che era in valigia NELLA STIVA.
Parte la crisi (quasi) isterica. Cazzo ho un visto!! ma loro, ostinati, continuano a negarmi l'accesso negli States. Una hostes di terra convince lo staff che posso recuperare la valigia mentre fanno il cambio aereo. E vai, comincia il delirio. Mi/ci sballottolano da una parte all'altra dell'aeroporto crucco, non troviamo il posto indicato, poi un poliziotto (santa bundesrepublikpolizei) vista la mancanza di tempo ci fa saltare tutti i controlli, passiamo per luoghi dell'aeroporto inesplorati dalla comune razza umana, meandri della terra non visibili ad occhio nudo, scale, porte blindate, catacombe, forse.
Rimango 20 minuti ad attendere la mia valigia su un nastro nero e sporco, controllata a vista da un uomo GROSSO ma GROSSO davvero, pronto a sparare nel caso in cui dalla valigia avessi tirato fuori una bomba a mano. Nell'attesa, giunge il dubbio. CAZZO HO LASCIATO A CASA LA CARTELLINA. Comincio ad essere sempre più sicura che la cartellina sia sul tavolo in cucina, chiamo la mamma, la mando come un segugio a rovistare a casa, io intanto cado in preda al panico ma il mio fidato compagno di viaggio mi blocca la lacrima incipiente con un netto e secco (e più che mai cattivo) 'non fare così'. lacrime bloccate sul nascere, magone del peso specifico di 30 kg posizionato in gola. Richiama la mamma e assicura di aver annusato ogni stanza della casa. La cartellina coi documenti NON è IN ITALIA. Ricomincio a respirare. Arriva la valigia. Mani tremanti, capelli diventati LISCI dallo spavento, la apro...
La cartellina risponde all'appello. Il maledetto documento pure. Ricarichiamo le valigie.
Io ricomincio a respirare. Il malloppo situato in gola sembra cominciare a sciogliersi.
Consegno il documento che viene appena guardato dalla tipa, mi danno l'ok.
M ancavano ancora almeno 10 minuti all'imbarco. Nel tempo che resta io e il mio fidato amico ci scassiamo due birre a testa. Mai alcool fù più meritato.
Saliamo a bordo sbronzi.
Fine della spy story.
 
L'avventura ammmerigana comincia davvero nel migliore dei modi.
postato da: diSSonante alle ore 00:44 | Permalink | commenti (1)
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